BENI CULTURALI E AMBIENTALI
(tratto dal libro FALCONARA - Storie e immagini, di Giuseppe Campana, Giorgio Marinelli, Gilberto Piccinini, Sirio Sebastianelli)
 
 
CASTELLO DI FALCONARA ALTA E TORRE DELL'OROLOGIO
Pur conservando la corte e l'impianto originari, il castello presenta numerose stratificazioni che hanno notevolmente trasformato la forma primitiva della fortificazione.
I restauri attualmente in corso hanno ovviamente come scopo non il ripristino dell'ambiente militare, ma un recupero di carattere sociale e funzionale dell'intero complesso.
La pianta è a forma di semianello chiuso sul lato orientale, quello rivolto verso Ancona, da una cortina rettilinea.
Ad angolo tra il lato orientale e quello meridionale è presente una torre a pianta quadrata, leggermente scarpata alla base che molto probabilmente aveva il compito di difendere l'ingresso alla fortificazione.
Maurizio Mauro in Castelli, Rocche, Torri, Cinte fortificate delle Marche (secondo volume) avanza l'ipotesi che l'attuale ingresso principale (su piazza Carducci) sia stato aperto quando il castello aveva perduto reali funzioni militari e strategiche e che l'ingresso originario fosse appunto posto a meridione, nelle vicinanze dell'attuale arco di accesso alla corte.
 
I lavori di restauro
Fino a pochi anni fa il castello di Falconara si presentava come un ammasso di costruzioni ad uso abitativo estremamente degradate.
Il bastione sulla piazza era trasformato in parte in un supermercato e il resto in magazzini improvvisati e ruderi coperti da erbacce; la stessa situazione si verificava a valle dove l'edificio sorgeva su di un terrapieno con un muraglione pericolante e una scarpata piena di rovi.
Dato il frazionamento delle proprietà, lo stato precario delle strutture, il loro degrado, i rattoppi fatti in modo provvisorio e le manomissioni dovute alle più varie necessità, ci voleva molta fantasia per scoprire in quel luogo la presenza della dimora signorile dei Bourbon del Monte.
Pochi sono i cenni storici sul castello ed ancor meno le stampe che ne possano restituire l'antica originale immagine.
Il terremoto del 1972 ha dato il colpo di grazia all'intero complesso, ma ha anche costituito la motivazione per poter attuare una ristrutturazione statica, funzionale ed estetica in maniera unitaria e radicale.
Anche sotto la spinta dei falconaresi che volevano la rinascita di quel "pezzetto di storia della città", l'Amministrazione Comunale procedette ad un primo esproprio interessante l'angolo verso Ancona.
La prima progettazione venne effettuata in funzione dell'idea allora predominante di istituire un centro universitario ad indirizzo marinaro, collegato in qualche modo al tradizionale lavoro di pescatori degli abitanti del Borgo: si divise il tutto in aule e sale per esposizioni e si frazionò un primo lotto di lavori che si attuò in un paio di anni a partire dal 1976.
I locali così ricavati furono provvisoriamente utilizzati dalla Scuola media "G. Ferraris", le cui ulteriori necessità stimolarono la prosecuzione dei lavori.
Per sistemare il muraglione a valle si doveva procedere al suo svuotamento e dato che doveva essere realizzata una grossa tura di pali per evitare che l'edificio franasse a valle, si pensò di utilizzare il vuoto che ne sarebbe risultato per la costruzione di un Aula Magna, ripristinando sulla sua copertura l'antico giardino pensile dei Bourbon del Monte.
Tale opera, insieme alla costruzione di tre aule ed al recupero delle grottine sotto la corte, fu oggetto del primo stralcio di lavori del secondo lotto di espropri, finanziati sempre, sia pure in modo insufficiente, con i contributi del terremoto.
Servivano però altre aule e con un finanziamento bancario si avviò un secondo stalcio di lavori per ricavare nove aule sul lato verso Senigallia.
Erano in corso i lavori quando fu deciso di trasformare l'Aula Magna in una più capiente Sala Convegni: si ampliò quindi l'ambiente verso Senigallia, non potendo però eliminare il pilastro che è rimasto in mezzo alla sala, e furono finanziati gli arredi e le apparecchiature per la traduzione simultanea, che furono oggetto di un terzo stralcio di lavori.
Si approfondiva intanto da un lato il dibattito sulla utilizzazione del castello con le proposte, tra le altre, di farlo divenire sede di un museo di scienze naturali o di arti popolari, mentre dall'altro si tendeva ad approntare nel breve periodo la corte per spettacoli estivi all'aperto.
Per quest'ultimo uso si doveva procedere alla ristrutturazione almeno statica di tutto il restante edificio inagibile con la contemporanea eliminazione della circolazione di autoveicoli nelle vicinanze del castello e del parcheggio davanti al bastione.
Venne perciò progettata la circonvallazione di Falconara Alta ed un nuovo parcheggio che, attraverso il vicolo Bonacci, desse facile accesso alla piazza.
Tutte queste opere furono oggetto di un quarto stralcio di lavori che permisero di sistemare esteriormente tutto l'edificio, dando così anche una testimonianza visiva dei grandi lavori effettuati fino ad allora.
La recente scelta di trasferire nel castello alcuni uffici comunali ha dato un impulso fondamentale per il completamento dei lavori di restauro e consolidamento in quanto, permettendo una progettazione in funzione della destinazione d'uso, ha posto le premesse per rendere finalmente agibile, dopo circa quindici anni, l'intero complesso.
Dal punto di vista tecnico, il primo lotto di lavori comportò la ristrutturazione dell'ala verso Ancona con ripristino delle strutture lignee e l'uso di tiranti precompressi nelle murature riprese a cuci scuci.
Per il secondo lotto si è optato per i solai in laterizio e cemento armato, riservando solo ad una prima parte di copertura la struttura a capriate di legno: i solai sono stati ancorati saldamente alle murature mediante i cordoli con innesti a coda di rondine passanti.
Si è abbandonata la soluzione lignea del tetto data la destinazione e lo stile preesistente che era a controsoffitti in cannucciata.
Il salone principale è stato rifatto a doppio volume come era in origine, eliminando solo le decorazioni e gli stucchi.
Per tutti gli ambienti si è adottata la soluzione della pavimentazione in cotto con pareti tinteggiate bianche e illuminazione di tipo moderno, adottando il concetto di ossatura antica ed arredo moderno.
Le grottine nel piano interrato sono state rinforzate e ristuccate riportandole al loro aspetto originale ed al tempo stesso pensando ad una loro utilizzazione per mostre varie.
Circa le origini del castello, dai non molti reperti trovati si può ipotizzare che l'opera difensiva esisteva già in epoca romana, forse come accampamento protetto da una cinta di mura che corrispondono al perimetro esterno dell'edificio: le fondazioni sono difatti in conglomerato pozzolanico tipico delle opere romane.
All'interno del perimetro vennero poi costruiti edifici in muratura, probabilmente in epoca medievale.
Esistevano diversi pozzi-cisterne per raccogliere l'acqua piovana: uno di questi è stato ripristinato a scopo didattico ed è posto nei locali interrati sotto lo scalone d'ingresso.
Tale pozzo venne riempito quando in epoca sette-ottocentesca si decise di dare all'edificio la forma attuale, con la realizzazione della residenza signorile.
In tale epoca furono eliminate le costruzioni al centro della corte, di cui le grottine costituivano gli scantinati, per permettere la manovra delle carrozze e fu scavato un pozzo centrale per sostituire quello più antico, che fu riempito con la terra di risulta.
Si è potuto constatare che la colonna di un'arcata del nuovo edificio era fondata per due terzi sopra la volta in foglio di una grottina: tale precaria situazione, è stata naturalmente corretta, portando la colonna fino al terreno e fondandola con un plinto in cemento armato.
Con la costruzione dell'edificio signorile vennero effettuati anche altri lavori: la realizzazione del bastione sulla piazza, l'apertura di un varco per la scalinata principale, la costruzione dell'atrio, della scala a chiocciola che portava alla residenza, della sala a lunette che era probabilmente usata come mensa e soggiorno della guarnigione, delle sue cucine nel locale a fianco con le stesse lunette, dell'arco per l'ingresso delle carozze, delle stalle per i cavalli.
Dalla scala a chiocciola si saliva all'ingresso attesa e di lì al grande salone di rappresentanza che aveva un balcone sulla corte e un grosso terrazzo sulla piazza; due accessi davano alla sala da pranzo, che è stata ricostruita con solai in legno anzichè a cassettoni di cannucciata come era in precedenza.
Nella suddetta stanza è stato conservato lo spazio, per ora murato, per inserire un caminetto come nel locale originario.
Dalla annessa cucina si accedeva alla scala di servizio e alla zona notte con camere e bagno; nel piano superiore erano posti gli alloggi della servitù, oggi trasformati in abitazione del custode ed uffici, mentre scendendo lungo la stessa scala di servizio si raggiungevano la rimessa per le carozze e la corte.
Nel resto del castello erano ricavati dei magazzini al piano corte e degli alloggi ai piani superiori; nella torre c'era un grosso magazzino ed una serie di grottine per la conservazione del vino in botti.
E' stata constatata la generale cattiva qualità di questi lavori sette-ottocenteschi: tanto per fare un esempio, per legare i mattoni nelle murature si usò soprattutto argilla di campo.
Di particolare interesse è la passerella panoramica, costruita sul tetto nell'angolo verso Senigallia: da essa è possibile ammirare tutto il territorio circostante.
Dato l'uso pubblico del castello si è tenuto conto, per quanto possibile, di abbattere le barriere architettoniche per consentire a tutti l'accesso nella Sala convegni; è stato anche installato un ascensore per accedere ai piani destinati agli uffici Tecnico ed Urbanistico ed al salone di rappresentanza.
Le sistemazioni esterne oltre ai muraglioni di contenimento ed alle centrali termiche comprendono un'aiuola che circonderà tutto l'edificio; i giardini pensili saranno arredati con panchine, verde ed una particolare illuminazione; le scarpate saranno piantumate con alberi caratteristici della zona, quali tamerici, pini, pittospori.
 
 
 
CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE
Non se ne conosce l'anno esatto di costruzione, ma si può quasi certamente identificare con la chiesa di S. Marie Montis Falconarii, ricordata nella Rationes Decimarum degli anni 1290-1292.
Divenuta chiesa parrocchiale della circoscrizione ecclesiastica falconarese, almeno dal Seicento il suo titolare, il pievano, aveva anche il compito di Vicario foraneo con giurisdizione sulle parrocchie di Camerata Picena, Cassero, Castelferretti, Grancetta, Torrette.
L'interno della pieve era abbellito da pregevoli opere d'arte, alcune delle quali dono delle Compagnie del SS. Sacramento e del SS. Rosario, oggi in parte perdute ed in parte conservate presso il Museo Diocesano di Ancona.
La Guida d'Italia - Marche (CTI, Milano, 1937) riporta la presenza, nella canonica, di una Ultima Cena di scuola del Baroccio; tale quadro, secondo gli inventari parrocchiali, risulta consegnato, nel 1949, all'Arcivescovo di Ancona.
Un inventario del 1770 segnala anche l'esistenza di affreschi, tra cui quello della Madonna della Misericordia, di cui attualmente si è persa ogni traccia.
La chiesa è stata ricostruita sulla fine del Settecento, conservando alcuni elementi decorativi della precedente costruzione, tra cui il portale di stile gotico.
Nei restauri del 1963 è stato rifatto il pavimento e sono stati risistemati l'altare maggiore e le quattro cappelle laterali: nell'occasione si sono rinvenuti dieci grandi ossari.
Nella cappella di destra vicina all'altare è stata collocata l'immagine della Madonna dell'Aiuto che proviene dall'omonima chiesa che sorgeva fino al 1768 in fondo al "borgo lungo", verso Castelferretti.
Un Cristo ligneo, che risale all'Ottocento, è posto nella corrispondente cappella di sinistra.
L'organo, di origine siciliana, è del Settecento ed è stato restaurato nel 1962.
Il campanile è stato costruito nel 1933, dopo il parziale crollo dovuto al terremoto del 1930.
 
 
 
SEDE DELL'OPERA DI MUTUO SOCCORSO
La palazzina, in stile tendente al Liberty, è stata inaugurata il 2 gennaio 1910.
 
 
 
CHIESETTA LANARI
Situata il località Rigata, è stata restaurata nel 1900.
 
 
 
VILLA BARBARESI
Posta lungo la strada che dal Tesoro porta a Barcaglione, conserva al suo interno una cappella dedicata alla Madonna; una lapide, posta sulla facciata, è datata 1761.
 
 
 
VILLA TERNI
La bella villa venne costruita intorno al 1760 dal conte Giovambattista Ferretti ed era usata come residenza estiva in alternativa a quella di Monte Domini a Castelferretti.
Fino al 1895 alla villa era annessa una cappella dedicata al Beato Gabriele Ferretti.
 
 
 
CHIESA DI SANTA MARIA DI LORETO
La chiesa è anche detta, dal luogo in cui si trova, della Madonna di Barcaglione.
Venne costruita nel 1664 dalla contessa Maria Scalamonti Fanelli, che fece adibire una stanza ad uso dei padri minori riformati di Casteldemilio, che vi dicevano messa.
Fu restaurata nell'Ottocento dai conti Fatati di Ancona.
La chiesa, dopo i lavori di restauro del 1976, è aperta nuovamente al culto.
 
 
 
RUDERI DEL CASTELLO DI BARCAGLIONE
Sul punto più elevato del territorio comunale, a 204 metri sul livello del mare, è possibile anche oggi osservare, sia pure a fatica, alcuni ruderi che potrebbero essere attribuiti all'antica rocca o torre di Barcaglione. Le notizie sono molto scarse: la rocca risulta, dalla già citata Descriptio Marchiae, appartenere ad Ancona intorno al 1356.
Nel 1373 si dette al conte Lucio, tedesco, capitano generale della lega contro la Chiesa, che si apprestava ad attaccare Ancona. Secondo Oddo di Biagio, le "persone fonno poste in preda, et le robbe ad saccomanno", nonostante la resa. Partito il conte Lucio, il comune di Ancona fece abbattere, per punizione, la rocca ed il materiale venne usato per la riparazione delle mura di Ancona e, forse, anche del castello di Falconara.
 
 
 
PALAZZO COMUNALE - MONUMENTI AI CADUTI
Il 24 luglio 1910 si svolse un referendum per chiedere ai cittadini di pronunciarsi sul trasferimento della sede comunale in un nuovo palazzo da costruirsi tra Falconara Alta e la Marina. I risultati sono i seguenti: votanti 369, favorevoli 156, contrari 212.
Nonostante il parere contrario della popolazione, la Deputazione Provinciale diede nel 1915 l'autorizzazione alla nuova costruzione.
Costruito nel 1925, è in stile che si avvicina al Liberty; il progetto è dell'Ing. G. Bianchi.
 
 
 
CHIESA DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
La costruzione della chiesa e del convento si deve all'iniziativa di padre Ferdinando Diotallevi, allora ministro provinciale dei Frati Minori delle Marche.
Il progetto è dell'arch. Luigi Garlati-Venturini e dell'ing. Ramiro Rocchetti ed è stato realizzato dall'impresa Grifoni dal 1932 al 1934.
L'edificio si ispira al romanico tradizionale; la facciata è preceduta da un portico ad arcate su colonne alternate a pilastri ed è ornata da un'ampia trifora, sormontata da un mosaico che rappresenta S. Antonio mentre predica ai pesci, opera di Evandro Monticelli e Carlo Simonetti su cartone di Giulio Bargellini.
Degli stessi autori è il mosaico nella lunetta sopra il portale, che rappresenta la Madonna addolorata.
Il campanile, a pianta quadrata e con due monofore per ogni lato, è alto 27 metri.
L'interno è a tre navate coperte da volta a crociera su costoloni a tutto sesto e separate fra loro da pilastri polistili sormontati da capitelli cubici.
L'altare maggiore, in marmi antichi e pregiati, è una ricostruzione di altari del Cinquecento e del Seicento appartenenti a chiese di Roma demolite per far posto a via dei Fori Imperiali.
Nelle pareti laterali dell'abside vi sono due quadri: La morte di S. Antonio del Toscani (1937) e L'apparizione del Bambino Gesù a S. Antonio di Felice Atzori e Mario Pesarini (1949).
Dal 1968 è stata istituita la parrocchia di S. Antonio da Padova.
 
 
 
BIBLIOTECA FRANCESCANA E PICENA
Nel convenmto dei Frati Minori di Falconara è conservata la Biblioteca Francescana e Picena, aperta al pubblico, fondata nel 1900 da padre Candido Mariotti e qui trasferita nel 1934.
E' la prima del genere che colleziona e custodisce opere edite da francescani in tutto il mondo o comunque di soggetto francescano; unica al mondo è la collezione di 170 edizioni, dal secolo XIV al secolo XX, dei Fioretti di S. Francesco: alcune di queste sono di squisita composizione artistico-editoriale ed è in esemplari numerati in lingua italiana, francese, tedesca, inglese, portoghese, spagnola, cinese, giapponese, esperanto.
Presso la biblioteca esiste un archivio fotografico, attinente alla sua specializzazione.
Si conservano in essa anche alcune collezioni fondamentali di studi e fonti utili agli specialisti di storia medievale, quali: Monumenta Germaniae Historica, Regesta Chartarum Italiae, Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, Fonti per la Storia d'Italia, Studi Storici.
Da alcuni anni vengono acquisite, inoltre, pubblicazioni antiche e moderne di storia locale marchigiana; parallelamente è stato istituito un Centro di documentazione cartografica marchigiana in cui sono raccolte carte geografiche, vedute e piante di città.
Di notevole importanza è infine la raccolta di medaglie sanfrancescane e marchigiane.
La consistenza della Biblioteca è attualmente di circa 20.000 tra volumi e opuscoli.
 
 
 
CHIESA DELLA BEATA VERGINE DEL SS. ROSARIO
Il Santuario dedicato alla Patrona di Falconara è stato edificato per iniziativa di monsignor Bernardo Baldoni, riprendendo il titolo della vecchia chiesa posta in via Nazionale e demolita nel 1958.
Precedentemente dedicata a S. Francesco e costruita nel 1876 per iniziativa del marchese Francesco Bourbon del Monte, la chiesa di via Nazionale assunse il nuovo titolo dopo il dono da parte di Carolina Tanfani Olivastri, avvenuto nel 1892, di un'immagine della Madonna del Rosario, copia di quella venerata a Pompei.
Data la crescente importanza della frazione Marina, nel 1925 venne istituita la vicaria curata, dipendente da Falconara Alta, mentre nel 1948 si formò la parrocchia prepositurale: il parroco della chiesa del Rosario divenne così anche vicario foraneo di Falconara.
Con l'ulteriore aumento della popolazione si decise di costruire una nuova chiesa: la cerimonia della posa della prima pietra avvenne il 15 agosto 1954, mentre la consacrazione venne effettuata nel 1957.
L'edificio, progettato dall'arch. Alberto Betti, è in stile greco-romanico modernizzato ed è a una sola navata e a croce latina, con cupola ottagonale.
La scultura della Madonna, sulla facciata, è opera di Vittorio Morelli.
Nell'interno, l'abside è abellita da un grande mosaico, eseguito da Pietro Vitali.
Lateralmente, a sinistra e nel corpo della parete, si trova il dipinto della Madonna del Rosario, proveniente dalla chiesa precedente mentre sulla parete destra, al centro della chiesa, è stata collocata una tela donata dalla famiglia Bourbon del Monte e raffigurante una Madonna col Bambino, S. Francesco ed altri santi anch'essa posta i precedenza nella vecchia chiesa.
Un'altra tela, donata dalla famiglia Felicetti di Falconara, rappresenta La lavanda dei piedi: risale al Seicento ed è situata di fronte alla prima sulla parete sinistra.
Nel 1968 la chiesa è stata elevata a Santuario Mariano.
 
 
 
VILLE LIBERTY DI VIA NAZIONALE
A partire dai primi anni del Novecento sono sorte a Falconara, sia in collina che nelle vicinanze del mare, numerose ville, abitate d'estate da ricchi villeggianti, la cui architettura è di un certo interesse sia per l'adattamento della costruzione all'ambiente nel quale sorge sia per l'utilizzazione di alcune decorazioni Liberty.
 
 
 
STAZIONE FS
Progettata dall'ing. G. Bianchi, è stata edificata agli inizi degli anni Trenta nel tipico stile autocelebrativo del regime fascista.
 
 
 
PALAZZO ENEL
Il palazzo Enel, di stile Liberty, è posto all'incrocio tra via IV Novembre e via Leopardi.
 
 
 
TEATRO CIUCCI
Inaugurato nel 1927, vi si tenevano spettacoli teatrali, opere liriche e rappresentazioni cinematografiche.
Era munito di un tetto apribile che veniva messo in funzione nei mesi estivi.
Divenuto cinema Prelli, ha cessato l'attività nel 1984 per essere trasformato in sede di istituto bancario.
 
 
 
FALCONARA SEGNI DELL'UOMO
Nelle abitazioni costruite dagli inizi del secolo fino agli anni Venti sono presenti in facciata numerose decorazioni che riflettono il gusto e l'abilità degli artigiani dell'epoca.
 
 
 
ROCCA PRIORA
Grazie all'impiego costante della famiglia Baldoni, che la possiede fin dal primo dopoguerra, la Rocca è oggi in ottime condizioni di manutenzione.
L'andamento planimetrico della Rocca è analogo a quello del castello di Falconara: rettilineo nella parte posteriore, verso il mare, e curvilineo, nella parte anteriore.
Nella costruzione originaria le mura raccordavano quattro torri, la più massiccia delle quali, il mastio, si ergeva al centro del lato posteriore, alle cui estremità stavano due torri di dimensioni inferiori poste a nord-ovest (verso Senigallia) e a sud.
Al centro della parte curvilinea vi era un quarto torrione che difendeva il ponte levatoio e l'unica via di accesso alla corte.
La trasformazione dell'antica struttura medioevale in residenza signorile è avvenuta, come già accennato, a partire dalla seconda metà del Settecento ad opera di Francesco Trionfi.
I lavori consistettero nell'innalzare, tra la torre centrale e quella a nord-ovest, quattro piani ad uso di abitazioni.
Nel mastio furono ricavate quattro ampie sale a volta sovrapposte mentre la torre di nord-ovest fu elevata fino a raggiungere l'altezza del mastio: avanzi della merlatura originaria ne rilevano oggi la primitiva altezza.
La torre a sud, rimasta inalterata salvo la soppressione dei merli, fu trasformata in una sorta di sperone di rinforzo.
La parte anteriore dell'edificio venne munita di un portale in pietra che ricorda nel disegno e nella struttura quello del Lazzaretto di Ancona, opera del Vanvitelli.
Sulla sommità della torre d'ingresso, privata dei merli, fu costruita un'edicola in cui venne collocata una campana per il sottostante orologio, mentre ai lati del portale d'ingresso vennero innalzate due garitte, anch'esse reminiscenze del Lazzaretto.
La cortina muraria a sinistra del portale venne conservata e mantiene oggi intatta la sua smerlatura alla ghibellina, mentre essa si interrompe nella parte destra cui furono addossati edifici rustici.
In posizione più avanzata rispetto alla cortina muraria ma di altezza inferiore doveva esserci un recinto fortificato, allo scopo di costituire un primo baluardo di difesa: privato di merlatura, conserva oggi solo i beccatelli ed è visibile ai lati del portale.
Il ponte levatoio è stato conservato, anche se dopo la realizzazione del portale non può essere issato completamente, a ricordare che tutto l'impianto era provvisto di fossato, di cui oggi rimane un tratto nel fronte sud-occidentale.
Sulla corte si affaccia una cappella, anch'essa di origini settecentesche, dedicata alla Natività di Maria Vergine.
L'interno, armonioso e ben proporzionato, è ornato da statue di due membri della famiglia Trionfi, il Beato Agostino e S. Bonizio, poste entro grandi nicchie al centro delle pareti laterali.
La tela che sovrasta l'altare, raffigurante la Madonna col Bambino è opera del pittore architetto pesarese Gian Andrea Lazzarini (1710-1801).
La cappella è stata attribuita a Luigi Vanvitelli ma più realisticamente essa può essere definita di scuola vanvitelliana.
Non è ancora noto il nome dell'architetto che progettò i restauri dell'intero complesso ma, secondo Fabio Mariano, autore di Ancona 1895-1945, esso va ricercato nel gruppo dei seguaci-imitatori dello stile imposto dal Vanvitelli nelle Marche: a Giovambattista Urbini dovrebbe essere riferita la facciata della cappella, mentre il portale potrebbe essere opera di Francesco M. Ciaffoni.
 
 
 
MULINO SANTINELLI
Situato alle Pojole, è già ricordato con questo nome in catasti del Seicento.
 
 
 
CONVENTINO
Convento annesso alla Chiesa di S. Lorenzo.
 
 
 
CHIESA DI S. LORENZO MARTIRE
In seguito al ritrovamento, sotto terra, di un'immagine in pietra della Vergine, la Comunità di Falconara fece erigere nel 1444, in località "la Castellara del Piano", vicino al mare, una cappella dedicata alla Madonna della Marina.
Tale cappella divenne ben presto incapace di contenere il grande numero di devoti che vi accorrevano e nel 1545 il Comune di Falconara deliberò di trasportare l'immagine in un luogo più decoroso.
L'anno successivo si decise di trasferirla nella chiesa di S. Lorenzo che era stata edificata a Fiumesino nel luogo in cui esisteva un ospitale retto ed amministrato, per antica consuetudine, dalla Comunità di Falconara.
Tale ospitale potrebbe ricollegarsi all'antico nucleo ospedaliero di S. Leonardo, situato nelle vicinanze della foce dell'Esino, in cui venivano accolti viandanti e pellegrini; secondo un diploma di Federico Barbarossa del 1177 l'ospitale di S. Leonardo, annesso ad una chiesa dello stesso titolo, possedeva terre, case, mulini ed aveva il diritto di utilizzare le acque del fiume su entrambe le sponde.
Dal 1560 la chiesa di S. Lorenzo, indicata nelle carte anche come S. Maria di Fiumesino, venne definitivamente ceduta ai padri Gerolomini della Congregazione del Beato Pietro da Pisa.
I religiosi officiarono la chiesa fino al 1797 quando, in seguito all'occupazione francese, furono espulsi.
La parrocchia di Fiumesino venne ricostituita nel 1848, dopo aver sottoposto la chiesa a notevoli lavori di restauro.
L'edificio si presenta oggi nello stile comune alle chiese ottocentesche con soffitto a volta, piccola abside semicircolare e due altari laterali.
La chiesa è stata recentemente (1987) ristrutturata e di nuovo riaperta al culto; nell'occasione vi è stato ricollocato un dipinto su tela raffigurante S. Lorenzo, dopo i restauri cui era stato sottoposto ad Urbino: il dipinto risale al XVIII secolo.
Annualmente vi si celebra la tradizionale Festa del Perdono.
 
 
 
CASTELLO DI CASTELFERRETTI
"Quasi un incantesimo, un esemplare di castello estense sembra trapiantato in prossimità della foce dell'Esino, laddove situavasi la Piana dei Ronchi...".
Così Maurizio Mauro, nel già citato Castelli, Rocche, Torri, Cinte fortificate delle Marche (secondo volume), apre il capitolo dedicato al castello dei Ferretti.
Anche se la realizzazione è più modesta, notevoli sono difatti le analogie tra questo castello e le coeve costruzioni fatte erigere dai duchi d'Este a difesa dei loro territori, in particolare il castello di Ferrara.
L'originaria torre di guardia dei Ferretti venne trasformata in castello negli anni dal 1384 al 1386 con l'aggiunta di altre tre torri, collegate da cortina, in modo tale che la pianta risultasse quadrata, sia pure irregolarmente, con le quattro torri così risultanti poste agli angoli del quadrato; una quinta torre, posta sul fronte sud-occidentale, proteggeva l'ingresso al castello.
Da un documento del 1473 è possibile conoscere i nomi con cui erano designate le cinque torri: S. Maria, S. Liviero, S. Francesco, S. Antonio, S. Giovanni.
La torre più antica, orientata ad occidente, doveva fungere da torre di comando sull'intero complesso; riferendoci all'attuale toponomastica, essa era posta nell'angolo del castello che dà sulle piazze Albertelli e della Libertà.
Oggi tale torre non esiste più: al suo posto c'è un fabbricato la cui costruzione, nel Seicento, ha determinato l'atterramento della cortina compresa fra essa e la torre d'ingresso.
Quest'ultima è a pianta quadrata ed è provvista di un solo fornice, che era dunque carraio e pedonale al tempo stesso.
La sicurezza della porta era garantita da un ponte levatoio manovrato da due bolzoni con catene: ancora oggi è possibile vedere i canali di scorrimento dei bolzoni.
La difesa dell'accesso era integrata da una serie di piombatoi intercalati da beccatelli, su cui si innestava un apprestamento sommitale in aggetto, originariamente coronato da merli, ora inglobati nella volumetria murata, coperta a capanna.
La fortezza era circondata da un fossato, che è stato riempito.
Sia le cortine che le altre torri superstiti hanno subito notevoli manomissioni con la chiusura degli spazi intermerlari e la successiva copertura per ricavarne abitazioni e con la mutilazione dei beccatelli per aprire finestre.
Anche la corte, in cui c'era la chiesa e che costituiva un punto di riferimento per gli abitanti a causa della presenza della strada pubblica, del pozzo pubblico e della piazza, è oggi in condizioni di notevole degrado.
Facciamo dunque nostro, confidando nella più volte dimostrata sensibilità dei cittadini verso le proprie tradizioni storiche, l'appello di M. Mauro volto al recupero di questo bene culturale "unico dal punto di vista tipologico ed architettonico in buona parte dell'Italia centrale".
 
 
 
CHIESA DI S. ANDREA APOSTOLO
Contemporaneamente alla costruzione del castello, il conte Francesco Ferretti fece innalzare, nella piazzetta interna, una cappella dedicata a S. Andrea Apostolo.
La chiesa venne successivamente dichiarata parrocchiale ed il diritto di nomina del pievano era riservato ai conti Ferretti ed ai loro discendenti maschi.
Nel 1629 la chiesa fu riedificata dalle fondamenta ed ampliata a spese dei Ferretti ed in questa forma si conservò fino al 1869, quando venne costruita la nuova chiesa fuori dalle mura del castello utilizzando in parte il materiale proveniente da quella più antica.
Alla costruzione, sempre dedicata a S. Andrea, partecipò con grande slancio tutta la popolazione di Castelferretti.
La chiesa è a una sola navata, ampia e luminosa, con volta a botte e a vela nelle finestre.
Rimasta spoglia e disadorna per alcuni anni, dal 1911 al 1926 vennero effettuati nuovi lavori, per iniziativa del parroco mons. Mariano Montali, tra cui la decorazione degli interni eseguita dai fratelli Bedini di Ostra che realizzarono, tra l'altro, una notevole Madonna nel cielo dell'abside e più in basso due riproduzioni di dipinti delle basiliche romane, la Moltiplicazione dei pani e dei pesci e la Guarigione del cieco di Gerico; lungo la navata sono illustrati alcuni episodi della vita dei diaconi S. Stefano (parte sinistra) e S. Lorenzo (parte destra), sempre ripresi da dipinti delle basiliche romane.
Una pregievole opera di Godeardo Bonarelli (1806-1895), raffigurante S. Antonio Abate, è situata sul primo altare di sinistra rispetto all'entrata.
Nel 1962 vennero eseguiti importanti lavori di restauro, completati nel 1969, che interessarono anche l'organo settecentesco, di fattura callidiana.
Nel 1964 il pittore Mario Pesarini, autore di una tela rappresentante S. Giuseppe falegname con Gesù fanciullo, posta sul primo altare di destra rispetto all'entrata, ha ritoccato gli affreschi.
 
 
 
FATTORIA DONNINELLI
Posta ai piedi di Monte Domini, risale al Seicento.
 
 
 
CHIESA DI S. MARIA DELLA MISERICORDIA
Posta presso il cimitero di Castelferretti, la chiesa risale, nella sua primitiva struttura più bassa di quella attuale, agli inizi del Quattrocento, quando si diffuse il culto per la Madonna della Misericordia in seguito alle epidemie di peste.
La chiesa è di notevole importanza, oltre che dal punto di vista storico, anche da quello artistico per la presenza di un pregevole ciclo di affreschi, risalenti alla metà circa del XV secolo ed attribuiti ad artisti di scuola umbro-marchigiana.
Come ha rilevato G. Donnini, queste opere rappresentano una rara testimonianza del clima estetico circolante in quell'epoca in area anconetana.
Particolarmente interessante è la figura della Madonna della Misericordia che grandeggia sui fedeli inginocchiati ed adoranti e li ricopre pietosamente, secondo la tradizionale iconografia, con il suo mantello.
Il dipinto, pur nell'impostazione rigidamente frontale e nella fissità iconica dello sguardo, rivela la mano di un pittore dotato di acuto spirito naturalistico e di notevole abilità tecnica.
Il prof. Pietro Zampetti (Pittura nelle Marche, Firenze, 1988) avanza l'ipotesi che gli affreschi non siano tutti della stessa mano e che la Madonna della Misericordia "con quegli angeli attorno che richiamano addirittura Carlo da Camerino" possa risalire ai primi decenni del Quattrocento.
Gli affreschi vennero probabilmente intonacati durante i lavori di restauro del 1610 e così rimasero per circa tre secoli.
La loro riscoperta avvenne in occasione di lavori fatti eseguire dalla famiglia Ferretti per restaurare l'ormai pericolante chiesa e per sistemare al suo interno le tombe di famiglia.
Gli affreschi vennero restaurati negli anni 1938-1940 da Dante de Carolis e Mario Pesarini; ulteriori lavori vennero promossi dal duca Roberto Ferretti: alcuni affreschi vennero anche distaccati dalle pareti e restaurati a cura della allora Sovrintendenza alle Belle Arti per le Marche di Urbino che li ricollocò nella chiesa nel 1969.
Nonostante i ripetuti interventi, lo stato di conservazione degli affreschi è piuttosto precario.
Tra breve, utilizzando un contributo della Regione Marche, saranno intraprese opere di consolidamento dell'edificio, di canalizzazione delle acque piovane e di restauro degli affreschi.
Tra l'Amministrazione comunale e la famiglia Ferretti è intervenuto un accordo secondo il quale, a lavori ultimati, la cappella sarà resa accessibile al pubblico.
 
 
 
VILLA DI MONTEDOMINI
Non è nota la data esatta della costruzione ma quasi certamente essa risale ai primi del Cinquecento a giudicare dalla vera da pozzo, ancora oggi presente nel cortile, che porta incisa la data 1505; è accertato che l'edificio subì lavori di restauro nel XVII secolo.
La villa, affiancata da due case destinate alla servitù e al ricovero di merci ed attrezzi di lavoro, fu utilizzata dalla famiglia Ferretti come residenza estiva.
Nel suo interno sono presenti ampie camere e vaste sale: particolarmente interessante è il salone dei ricevimenti, illuminato da aperture triangolari poste all'altezza del soffitto, al centro del quale domina lo stemma dei Ferretti-Ricotti.
Rimasta in proprietà dei Ferretti fino ai primi dell'Ottocento, la villa è passata in questi ultimi cento anni per le mani di molti proprietari.
La villa è oggi in grave stato di degrado: l'interessamento al problema del suo recupero da parte del Comune di Falconara, delle associazioni culturali, dei cittadini lasciano tuttavia sperare che venga presto impostato un programma di interventi.
Con un contributo della Provincia di Ancona è stato già realizzato, da un gruppo di architetti falconaresi, un progetto di recupero che prevede il riassestamento statico dell'edificio in attesa di definirne l'utilizzazione.
 
 
 
SEDE DEL CORPO BANDISTICO
L'edificio è stato costruito nel 1913.
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