| BENI CULTURALI E AMBIENTALI |
| (tratto dal libro FALCONARA - Storie e immagini, di Giuseppe
Campana, Giorgio Marinelli, Gilberto Piccinini, Sirio
Sebastianelli) |
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CASTELLO DI FALCONARA ALTA E TORRE DELL'OROLOGIO |
| Pur conservando la corte e l'impianto originari, il castello presenta
numerose stratificazioni che hanno notevolmente trasformato la forma
primitiva della fortificazione. |
| I restauri attualmente in corso hanno ovviamente come scopo non il
ripristino dell'ambiente militare, ma un recupero di carattere sociale e
funzionale dell'intero complesso. |
| La pianta è a forma di semianello chiuso sul lato orientale, quello
rivolto verso Ancona, da una cortina rettilinea. |
| Ad angolo tra il lato orientale e quello meridionale è presente una
torre a pianta quadrata, leggermente scarpata alla base che molto
probabilmente aveva il compito di difendere l'ingresso alla
fortificazione. |
| Maurizio Mauro in Castelli, Rocche, Torri, Cinte fortificate delle
Marche (secondo volume) avanza l'ipotesi che l'attuale ingresso
principale (su piazza Carducci) sia stato aperto quando il castello aveva
perduto reali funzioni militari e strategiche e che l'ingresso originario
fosse appunto posto a meridione, nelle vicinanze dell'attuale arco di
accesso alla corte. |
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| I lavori di restauro |
| Fino a pochi anni fa il castello di Falconara si presentava come un
ammasso di costruzioni ad uso abitativo estremamente degradate. |
| Il bastione sulla piazza era trasformato in parte in un supermercato e
il resto in magazzini improvvisati e ruderi coperti da erbacce; la stessa
situazione si verificava a valle dove l'edificio sorgeva su di un
terrapieno con un muraglione pericolante e una scarpata piena di
rovi. |
| Dato il frazionamento delle proprietà, lo stato precario delle
strutture, il loro degrado, i rattoppi fatti in modo provvisorio e le
manomissioni dovute alle più varie necessità, ci voleva molta fantasia per
scoprire in quel luogo la presenza della dimora signorile dei Bourbon del
Monte. |
| Pochi sono i cenni storici sul castello ed ancor meno le stampe che ne
possano restituire l'antica originale immagine. |
| Il terremoto del 1972 ha dato il colpo di grazia all'intero complesso,
ma ha anche costituito la motivazione per poter attuare una
ristrutturazione statica, funzionale ed estetica in maniera unitaria e
radicale. |
| Anche sotto la spinta dei falconaresi che volevano la rinascita di
quel "pezzetto di storia della città", l'Amministrazione Comunale
procedette ad un primo esproprio interessante l'angolo verso Ancona. |
| La prima progettazione venne effettuata in funzione dell'idea allora
predominante di istituire un centro universitario ad indirizzo marinaro,
collegato in qualche modo al tradizionale lavoro di pescatori degli
abitanti del Borgo: si divise il tutto in aule e sale per esposizioni e si
frazionò un primo lotto di lavori che si attuò in un paio di anni a
partire dal 1976. |
| I locali così ricavati furono provvisoriamente utilizzati dalla Scuola
media "G. Ferraris", le cui ulteriori necessità stimolarono la
prosecuzione dei lavori. |
| Per sistemare il muraglione a valle si doveva procedere al suo
svuotamento e dato che doveva essere realizzata una grossa tura di pali
per evitare che l'edificio franasse a valle, si pensò di utilizzare il
vuoto che ne sarebbe risultato per la costruzione di un Aula Magna,
ripristinando sulla sua copertura l'antico giardino pensile dei Bourbon
del Monte. |
| Tale opera, insieme alla costruzione di tre aule ed al recupero delle
grottine sotto la corte, fu oggetto del primo stralcio di lavori del
secondo lotto di espropri, finanziati sempre, sia pure in modo
insufficiente, con i contributi del terremoto. |
| Servivano però altre aule e con un finanziamento bancario si avviò un
secondo stalcio di lavori per ricavare nove aule sul lato verso
Senigallia. |
| Erano in corso i lavori quando fu deciso di trasformare l'Aula Magna
in una più capiente Sala Convegni: si ampliò quindi l'ambiente verso
Senigallia, non potendo però eliminare il pilastro che è rimasto in mezzo
alla sala, e furono finanziati gli arredi e le apparecchiature per la
traduzione simultanea, che furono oggetto di un terzo stralcio di
lavori. |
| Si approfondiva intanto da un lato il dibattito sulla utilizzazione
del castello con le proposte, tra le altre, di farlo divenire sede di un
museo di scienze naturali o di arti popolari, mentre dall'altro si tendeva
ad approntare nel breve periodo la corte per spettacoli estivi
all'aperto. |
| Per quest'ultimo uso si doveva procedere alla ristrutturazione almeno
statica di tutto il restante edificio inagibile con la contemporanea
eliminazione della circolazione di autoveicoli nelle vicinanze del
castello e del parcheggio davanti al bastione. |
| Venne perciò progettata la circonvallazione di Falconara Alta ed un
nuovo parcheggio che, attraverso il vicolo Bonacci, desse facile accesso
alla piazza. |
| Tutte queste opere furono oggetto di un quarto stralcio di lavori che
permisero di sistemare esteriormente tutto l'edificio, dando così anche
una testimonianza visiva dei grandi lavori effettuati fino ad
allora. |
| La recente scelta di trasferire nel castello alcuni uffici comunali ha
dato un impulso fondamentale per il completamento dei lavori di restauro e
consolidamento in quanto, permettendo una progettazione in funzione della
destinazione d'uso, ha posto le premesse per rendere finalmente agibile,
dopo circa quindici anni, l'intero complesso. |
| Dal punto di vista tecnico, il primo lotto di lavori comportò la
ristrutturazione dell'ala verso Ancona con ripristino delle strutture
lignee e l'uso di tiranti precompressi nelle murature riprese a cuci
scuci. |
| Per il secondo lotto si è optato per i solai in laterizio e cemento
armato, riservando solo ad una prima parte di copertura la struttura a
capriate di legno: i solai sono stati ancorati saldamente alle murature
mediante i cordoli con innesti a coda di rondine passanti. |
| Si è abbandonata la soluzione lignea del tetto data la destinazione e
lo stile preesistente che era a controsoffitti in cannucciata. |
| Il salone principale è stato rifatto a doppio volume come era in
origine, eliminando solo le decorazioni e gli stucchi. |
| Per tutti gli ambienti si è adottata la soluzione della pavimentazione
in cotto con pareti tinteggiate bianche e illuminazione di tipo moderno,
adottando il concetto di ossatura antica ed arredo moderno. |
| Le grottine nel piano interrato sono state rinforzate e ristuccate
riportandole al loro aspetto originale ed al tempo stesso pensando ad una
loro utilizzazione per mostre varie. |
| Circa le origini del castello, dai non molti reperti trovati si può
ipotizzare che l'opera difensiva esisteva già in epoca romana, forse come
accampamento protetto da una cinta di mura che corrispondono al perimetro
esterno dell'edificio: le fondazioni sono difatti in conglomerato
pozzolanico tipico delle opere romane. |
| All'interno del perimetro vennero poi costruiti edifici in muratura,
probabilmente in epoca medievale. |
| Esistevano diversi pozzi-cisterne per raccogliere l'acqua piovana: uno
di questi è stato ripristinato a scopo didattico ed è posto nei locali
interrati sotto lo scalone d'ingresso. |
| Tale pozzo venne riempito quando in epoca sette-ottocentesca si decise
di dare all'edificio la forma attuale, con la realizzazione della
residenza signorile. |
| In tale epoca furono eliminate le costruzioni al centro della corte,
di cui le grottine costituivano gli scantinati, per permettere la manovra
delle carrozze e fu scavato un pozzo centrale per sostituire quello più
antico, che fu riempito con la terra di risulta. |
| Si è potuto constatare che la colonna di un'arcata del nuovo edificio
era fondata per due terzi sopra la volta in foglio di una grottina: tale
precaria situazione, è stata naturalmente corretta, portando la colonna
fino al terreno e fondandola con un plinto in cemento armato. |
| Con la costruzione dell'edificio signorile vennero effettuati anche
altri lavori: la realizzazione del bastione sulla piazza, l'apertura di un
varco per la scalinata principale, la costruzione dell'atrio, della scala
a chiocciola che portava alla residenza, della sala a lunette che era
probabilmente usata come mensa e soggiorno della guarnigione, delle sue
cucine nel locale a fianco con le stesse lunette, dell'arco per l'ingresso
delle carozze, delle stalle per i cavalli. |
| Dalla scala a chiocciola si saliva all'ingresso attesa e di lì al
grande salone di rappresentanza che aveva un balcone sulla corte e un
grosso terrazzo sulla piazza; due accessi davano alla sala da pranzo, che
è stata ricostruita con solai in legno anzichè a cassettoni di cannucciata
come era in precedenza. |
| Nella suddetta stanza è stato conservato lo spazio, per ora murato,
per inserire un caminetto come nel locale originario. |
| Dalla annessa cucina si accedeva alla scala di servizio e alla zona
notte con camere e bagno; nel piano superiore erano posti gli alloggi
della servitù, oggi trasformati in abitazione del custode ed uffici,
mentre scendendo lungo la stessa scala di servizio si raggiungevano la
rimessa per le carozze e la corte. |
| Nel resto del castello erano ricavati dei magazzini al piano corte e
degli alloggi ai piani superiori; nella torre c'era un grosso magazzino ed
una serie di grottine per la conservazione del vino in botti. |
| E' stata constatata la generale cattiva qualità di questi lavori
sette-ottocenteschi: tanto per fare un esempio, per legare i mattoni nelle
murature si usò soprattutto argilla di campo. |
| Di particolare interesse è la passerella panoramica, costruita sul
tetto nell'angolo verso Senigallia: da essa è possibile ammirare tutto il
territorio circostante. |
| Dato l'uso pubblico del castello si è tenuto conto, per quanto
possibile, di abbattere le barriere architettoniche per consentire a tutti
l'accesso nella Sala convegni; è stato anche installato un ascensore per
accedere ai piani destinati agli uffici Tecnico ed Urbanistico ed al
salone di rappresentanza. |
| Le sistemazioni esterne oltre ai muraglioni di contenimento ed alle
centrali termiche comprendono un'aiuola che circonderà tutto l'edificio; i
giardini pensili saranno arredati con panchine, verde ed una particolare
illuminazione; le scarpate saranno piantumate con alberi caratteristici
della zona, quali tamerici, pini, pittospori. |
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CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE |
| Non se ne conosce l'anno esatto di costruzione, ma si può quasi
certamente identificare con la chiesa di S. Marie Montis
Falconarii, ricordata nella Rationes Decimarum degli anni
1290-1292. |
| Divenuta chiesa parrocchiale della circoscrizione ecclesiastica
falconarese, almeno dal Seicento il suo titolare, il pievano, aveva anche
il compito di Vicario foraneo con giurisdizione sulle parrocchie di
Camerata Picena, Cassero, Castelferretti, Grancetta, Torrette. |
| L'interno della pieve era abbellito da pregevoli opere d'arte, alcune
delle quali dono delle Compagnie del SS. Sacramento e del SS. Rosario,
oggi in parte perdute ed in parte conservate presso il Museo Diocesano di
Ancona. |
| La Guida d'Italia - Marche (CTI, Milano, 1937) riporta la
presenza, nella canonica, di una Ultima Cena di scuola del
Baroccio; tale quadro, secondo gli inventari parrocchiali, risulta
consegnato, nel 1949, all'Arcivescovo di Ancona. |
| Un inventario del 1770 segnala anche l'esistenza di affreschi, tra cui
quello della Madonna della Misericordia, di cui attualmente si è persa
ogni traccia. |
| La chiesa è stata ricostruita sulla fine del Settecento, conservando
alcuni elementi decorativi della precedente costruzione, tra cui il
portale di stile gotico. |
| Nei restauri del 1963 è stato rifatto il pavimento e sono stati
risistemati l'altare maggiore e le quattro cappelle laterali:
nell'occasione si sono rinvenuti dieci grandi ossari. |
| Nella cappella di destra vicina all'altare è stata collocata
l'immagine della Madonna dell'Aiuto che proviene dall'omonima
chiesa che sorgeva fino al 1768 in fondo al "borgo lungo", verso
Castelferretti. |
| Un Cristo ligneo, che risale all'Ottocento, è posto nella
corrispondente cappella di sinistra. |
| L'organo, di origine siciliana, è del Settecento ed è stato restaurato
nel 1962. |
| Il campanile è stato costruito nel 1933, dopo il parziale crollo
dovuto al terremoto del 1930. |
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SEDE DELL'OPERA DI MUTUO SOCCORSO |
| La palazzina, in stile tendente al Liberty, è stata inaugurata il 2
gennaio 1910. |
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CHIESETTA LANARI |
| Situata il località Rigata, è stata restaurata nel 1900. |
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VILLA BARBARESI |
| Posta lungo la strada che dal Tesoro porta a Barcaglione, conserva al
suo interno una cappella dedicata alla Madonna; una lapide, posta sulla
facciata, è datata 1761. |
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VILLA TERNI |
| La bella villa venne costruita intorno al 1760 dal conte
Giovambattista Ferretti ed era usata come residenza estiva in alternativa
a quella di Monte Domini a Castelferretti. |
| Fino al 1895 alla villa era annessa una cappella dedicata al Beato
Gabriele Ferretti. |
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CHIESA DI SANTA MARIA DI LORETO |
| La chiesa è anche detta, dal luogo in cui si trova, della Madonna di
Barcaglione. |
| Venne costruita nel 1664 dalla contessa Maria Scalamonti Fanelli, che
fece adibire una stanza ad uso dei padri minori riformati di
Casteldemilio, che vi dicevano messa. |
| Fu restaurata nell'Ottocento dai conti Fatati di Ancona. |
| La chiesa, dopo i lavori di restauro del 1976, è aperta nuovamente al
culto. |
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RUDERI DEL CASTELLO DI BARCAGLIONE |
| Sul punto più elevato del territorio comunale, a 204 metri sul livello
del mare, è possibile anche oggi osservare, sia pure a fatica, alcuni
ruderi che potrebbero essere attribuiti all'antica rocca o torre di
Barcaglione. Le notizie sono molto scarse: la rocca risulta, dalla già
citata Descriptio Marchiae, appartenere ad Ancona intorno al 1356. |
| Nel 1373 si dette al conte Lucio, tedesco, capitano generale della lega
contro la Chiesa, che si apprestava ad attaccare Ancona. Secondo Oddo di
Biagio, le "persone fonno poste in preda, et le robbe ad saccomanno",
nonostante la resa. Partito il conte Lucio, il comune di Ancona fece
abbattere, per punizione, la rocca ed il materiale venne usato per la
riparazione delle mura di Ancona e, forse, anche del castello di
Falconara. |
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PALAZZO COMUNALE
- MONUMENTI AI CADUTI |
| Il 24 luglio 1910 si svolse un referendum per chiedere ai cittadini di
pronunciarsi sul trasferimento della sede comunale in un nuovo palazzo da
costruirsi tra Falconara Alta e la Marina. I risultati sono i seguenti:
votanti 369, favorevoli 156, contrari 212. |
| Nonostante il parere contrario della popolazione, la Deputazione
Provinciale diede nel 1915 l'autorizzazione alla nuova costruzione. |
| Costruito nel 1925, è in stile che si avvicina al Liberty; il progetto
è dell'Ing. G. Bianchi. |
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CHIESA DI SANT'ANTONIO DA PADOVA |
| La costruzione della chiesa e del convento si deve all'iniziativa di
padre Ferdinando Diotallevi, allora ministro provinciale dei Frati Minori
delle Marche. |
| Il progetto è dell'arch. Luigi Garlati-Venturini e dell'ing. Ramiro
Rocchetti ed è stato realizzato dall'impresa Grifoni dal 1932 al
1934. |
| L'edificio si ispira al romanico tradizionale; la facciata è preceduta
da un portico ad arcate su colonne alternate a pilastri ed è ornata da
un'ampia trifora, sormontata da un mosaico che rappresenta S. Antonio
mentre predica ai pesci, opera di Evandro Monticelli e Carlo Simonetti
su cartone di Giulio Bargellini. |
| Degli stessi autori è il mosaico nella lunetta sopra il portale, che
rappresenta la Madonna addolorata. |
| Il campanile, a pianta quadrata e con due monofore per ogni lato, è
alto 27 metri. |
| L'interno è a tre navate coperte da volta a crociera su costoloni a
tutto sesto e separate fra loro da pilastri polistili sormontati da
capitelli cubici. |
| L'altare maggiore, in marmi antichi e pregiati, è una ricostruzione di
altari del Cinquecento e del Seicento appartenenti a chiese di Roma
demolite per far posto a via dei Fori Imperiali. |
| Nelle pareti laterali dell'abside vi sono due quadri: La morte di
S. Antonio del Toscani (1937) e L'apparizione del Bambino Gesù a S.
Antonio di Felice Atzori e Mario Pesarini (1949). |
| Dal 1968 è stata istituita la parrocchia di S. Antonio da
Padova. |
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BIBLIOTECA FRANCESCANA E PICENA |
| Nel convenmto dei Frati Minori di Falconara è conservata la Biblioteca
Francescana e Picena, aperta al pubblico, fondata nel 1900 da padre
Candido Mariotti e qui trasferita nel 1934. |
| E' la prima del genere che colleziona e custodisce opere edite da
francescani in tutto il mondo o comunque di soggetto francescano; unica al
mondo è la collezione di 170 edizioni, dal secolo XIV al secolo XX, dei
Fioretti di S. Francesco: alcune di queste sono di squisita
composizione artistico-editoriale ed è in esemplari numerati in lingua
italiana, francese, tedesca, inglese, portoghese, spagnola, cinese,
giapponese, esperanto. |
| Presso la biblioteca esiste un archivio fotografico, attinente alla
sua specializzazione. |
| Si conservano in essa anche alcune collezioni fondamentali di studi e
fonti utili agli specialisti di storia medievale, quali: Monumenta
Germaniae Historica, Regesta Chartarum Italiae, Bullettino
dell'Istituto Storico Italiano, Fonti per la Storia d'Italia,
Studi Storici. |
| Da alcuni anni vengono acquisite, inoltre, pubblicazioni antiche e
moderne di storia locale marchigiana; parallelamente è stato istituito un
Centro di documentazione cartografica marchigiana in cui sono
raccolte carte geografiche, vedute e piante di città. |
| Di notevole importanza è infine la raccolta di medaglie sanfrancescane
e marchigiane. |
| La consistenza della Biblioteca è attualmente di circa 20.000 tra
volumi e opuscoli. |
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CHIESA DELLA BEATA VERGINE DEL SS. ROSARIO |
| Il Santuario dedicato alla Patrona di Falconara è stato edificato per
iniziativa di monsignor Bernardo Baldoni, riprendendo il titolo della
vecchia chiesa posta in via Nazionale e demolita nel 1958. |
| Precedentemente dedicata a S. Francesco e costruita nel 1876 per
iniziativa del marchese Francesco Bourbon del Monte, la chiesa di via
Nazionale assunse il nuovo titolo dopo il dono da parte di Carolina
Tanfani Olivastri, avvenuto nel 1892, di un'immagine della Madonna del
Rosario, copia di quella venerata a Pompei. |
| Data la crescente importanza della frazione Marina, nel 1925 venne
istituita la vicaria curata, dipendente da Falconara Alta, mentre nel 1948
si formò la parrocchia prepositurale: il parroco della chiesa del Rosario
divenne così anche vicario foraneo di Falconara. |
| Con l'ulteriore aumento della popolazione si decise di costruire una
nuova chiesa: la cerimonia della posa della prima pietra avvenne il 15
agosto 1954, mentre la consacrazione venne effettuata nel 1957. |
| L'edificio, progettato dall'arch. Alberto Betti, è in stile
greco-romanico modernizzato ed è a una sola navata e a croce latina, con
cupola ottagonale. |
| La scultura della Madonna, sulla facciata, è opera di Vittorio
Morelli. |
| Nell'interno, l'abside è abellita da un grande mosaico, eseguito da
Pietro Vitali. |
| Lateralmente, a sinistra e nel corpo della parete, si trova il dipinto
della Madonna del Rosario, proveniente dalla chiesa precedente
mentre sulla parete destra, al centro della chiesa, è stata collocata una
tela donata dalla famiglia Bourbon del Monte e raffigurante una Madonna
col Bambino, S. Francesco ed altri santi anch'essa posta i
precedenza nella vecchia chiesa. |
| Un'altra tela, donata dalla famiglia Felicetti di Falconara,
rappresenta La lavanda dei piedi: risale al Seicento ed è situata
di fronte alla prima sulla parete sinistra. |
| Nel 1968 la chiesa è stata elevata a Santuario Mariano. |
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| VILLE LIBERTY DI VIA NAZIONALE |
| A partire dai primi anni del Novecento sono sorte a Falconara, sia in
collina che nelle vicinanze del mare, numerose ville, abitate d'estate da
ricchi villeggianti, la cui architettura è di un certo interesse sia per
l'adattamento della costruzione all'ambiente nel quale sorge sia per
l'utilizzazione di alcune decorazioni Liberty. |
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STAZIONE FS |
| Progettata dall'ing. G. Bianchi, è stata edificata agli inizi degli
anni Trenta nel tipico stile autocelebrativo del regime fascista. |
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PALAZZO ENEL |
| Il palazzo Enel, di stile Liberty, è posto all'incrocio tra via IV
Novembre e via Leopardi. |
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TEATRO CIUCCI |
| Inaugurato nel 1927, vi si tenevano spettacoli teatrali, opere liriche
e rappresentazioni cinematografiche. |
| Era munito di un tetto apribile che veniva messo in funzione nei mesi
estivi. |
| Divenuto cinema Prelli, ha cessato l'attività nel 1984 per essere
trasformato in sede di istituto bancario. |
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| FALCONARA SEGNI DELL'UOMO |
| Nelle abitazioni costruite dagli inizi del secolo fino agli anni Venti
sono presenti in facciata numerose decorazioni che riflettono il gusto e
l'abilità degli artigiani dell'epoca. |
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ROCCA PRIORA |
| Grazie all'impiego costante della famiglia Baldoni, che la possiede
fin dal primo dopoguerra, la Rocca è oggi in ottime condizioni di
manutenzione. |
| L'andamento planimetrico della Rocca è analogo a quello del castello
di Falconara: rettilineo nella parte posteriore, verso il mare, e
curvilineo, nella parte anteriore. |
| Nella costruzione originaria le mura raccordavano quattro torri, la
più massiccia delle quali, il mastio, si ergeva al centro del lato
posteriore, alle cui estremità stavano due torri di dimensioni inferiori
poste a nord-ovest (verso Senigallia) e a sud. |
| Al centro della parte curvilinea vi era un quarto torrione che
difendeva il ponte levatoio e l'unica via di accesso alla corte. |
| La trasformazione dell'antica struttura medioevale in residenza
signorile è avvenuta, come già accennato, a partire dalla seconda metà del
Settecento ad opera di Francesco Trionfi. |
| I lavori consistettero nell'innalzare, tra la torre centrale e quella
a nord-ovest, quattro piani ad uso di abitazioni. |
| Nel mastio furono ricavate quattro ampie sale a volta sovrapposte
mentre la torre di nord-ovest fu elevata fino a raggiungere l'altezza del
mastio: avanzi della merlatura originaria ne rilevano oggi la primitiva
altezza. |
| La torre a sud, rimasta inalterata salvo la soppressione dei merli, fu
trasformata in una sorta di sperone di rinforzo. |
| La parte anteriore dell'edificio venne munita di un portale in pietra
che ricorda nel disegno e nella struttura quello del Lazzaretto di Ancona,
opera del Vanvitelli. |
| Sulla sommità della torre d'ingresso, privata dei merli, fu costruita
un'edicola in cui venne collocata una campana per il sottostante orologio,
mentre ai lati del portale d'ingresso vennero innalzate due garitte,
anch'esse reminiscenze del Lazzaretto. |
| La cortina muraria a sinistra del portale venne conservata e mantiene
oggi intatta la sua smerlatura alla ghibellina, mentre essa si interrompe
nella parte destra cui furono addossati edifici rustici. |
| In posizione più avanzata rispetto alla cortina muraria ma di altezza
inferiore doveva esserci un recinto fortificato, allo scopo di costituire
un primo baluardo di difesa: privato di merlatura, conserva oggi solo i
beccatelli ed è visibile ai lati del portale. |
| Il ponte levatoio è stato conservato, anche se dopo la realizzazione
del portale non può essere issato completamente, a ricordare che tutto
l'impianto era provvisto di fossato, di cui oggi rimane un tratto nel
fronte sud-occidentale. |
| Sulla corte si affaccia una cappella, anch'essa di origini
settecentesche, dedicata alla Natività di Maria Vergine. |
| L'interno, armonioso e ben proporzionato, è ornato da statue di due
membri della famiglia Trionfi, il Beato Agostino e S. Bonizio, poste entro
grandi nicchie al centro delle pareti laterali. |
| La tela che sovrasta l'altare, raffigurante la Madonna col
Bambino è opera del pittore architetto pesarese Gian Andrea Lazzarini
(1710-1801). |
| La cappella è stata attribuita a Luigi Vanvitelli ma più
realisticamente essa può essere definita di scuola vanvitelliana. |
| Non è ancora noto il nome dell'architetto che progettò i restauri
dell'intero complesso ma, secondo Fabio Mariano, autore di Ancona
1895-1945, esso va ricercato nel gruppo dei seguaci-imitatori dello
stile imposto dal Vanvitelli nelle Marche: a Giovambattista Urbini
dovrebbe essere riferita la facciata della cappella, mentre il portale
potrebbe essere opera di Francesco M. Ciaffoni. |
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MULINO SANTINELLI |
| Situato alle Pojole, è già ricordato con questo nome in catasti del
Seicento. |
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CONVENTINO |
| Convento annesso alla Chiesa di S. Lorenzo. |
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CHIESA DI S. LORENZO MARTIRE |
| In seguito al ritrovamento, sotto terra, di un'immagine in pietra
della Vergine, la Comunità di Falconara fece erigere nel 1444, in località
"la Castellara del Piano", vicino al mare, una cappella dedicata alla
Madonna della Marina. |
| Tale cappella divenne ben presto incapace di contenere il grande
numero di devoti che vi accorrevano e nel 1545 il Comune di Falconara
deliberò di trasportare l'immagine in un luogo più decoroso. |
| L'anno successivo si decise di trasferirla nella chiesa di S. Lorenzo
che era stata edificata a Fiumesino nel luogo in cui esisteva un ospitale
retto ed amministrato, per antica consuetudine, dalla Comunità di
Falconara. |
| Tale ospitale potrebbe ricollegarsi all'antico nucleo ospedaliero di
S. Leonardo, situato nelle vicinanze della foce dell'Esino, in cui
venivano accolti viandanti e pellegrini; secondo un diploma di Federico
Barbarossa del 1177 l'ospitale di S. Leonardo, annesso ad una chiesa dello
stesso titolo, possedeva terre, case, mulini ed aveva il diritto di
utilizzare le acque del fiume su entrambe le sponde. |
| Dal 1560 la chiesa di S. Lorenzo, indicata nelle carte anche come S.
Maria di Fiumesino, venne definitivamente ceduta ai padri Gerolomini della
Congregazione del Beato Pietro da Pisa. |
| I religiosi officiarono la chiesa fino al 1797 quando, in seguito
all'occupazione francese, furono espulsi. |
| La parrocchia di Fiumesino venne ricostituita nel 1848, dopo aver
sottoposto la chiesa a notevoli lavori di restauro. |
| L'edificio si presenta oggi nello stile comune alle chiese
ottocentesche con soffitto a volta, piccola abside semicircolare e due
altari laterali. |
| La chiesa è stata recentemente (1987) ristrutturata e di nuovo
riaperta al culto; nell'occasione vi è stato ricollocato un dipinto su
tela raffigurante S. Lorenzo, dopo i restauri cui era stato
sottoposto ad Urbino: il dipinto risale al XVIII secolo. |
| Annualmente vi si celebra la tradizionale Festa del Perdono. |
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CASTELLO DI CASTELFERRETTI |
| "Quasi un incantesimo, un esemplare di castello estense sembra
trapiantato in prossimità della foce dell'Esino, laddove situavasi la
Piana dei Ronchi...". |
| Così Maurizio Mauro, nel già citato Castelli, Rocche, Torri, Cinte
fortificate delle Marche (secondo volume), apre il capitolo dedicato
al castello dei Ferretti. |
| Anche se la realizzazione è più modesta, notevoli sono difatti le
analogie tra questo castello e le coeve costruzioni fatte erigere dai
duchi d'Este a difesa dei loro territori, in particolare il castello di
Ferrara. |
| L'originaria torre di guardia dei Ferretti venne trasformata in
castello negli anni dal 1384 al 1386 con l'aggiunta di altre tre torri,
collegate da cortina, in modo tale che la pianta risultasse quadrata, sia
pure irregolarmente, con le quattro torri così risultanti poste agli
angoli del quadrato; una quinta torre, posta sul fronte sud-occidentale,
proteggeva l'ingresso al castello. |
| Da un documento del 1473 è possibile conoscere i nomi con cui erano
designate le cinque torri: S. Maria, S. Liviero, S. Francesco, S. Antonio,
S. Giovanni. |
| La torre più antica, orientata ad occidente, doveva fungere da torre
di comando sull'intero complesso; riferendoci all'attuale toponomastica,
essa era posta nell'angolo del castello che dà sulle piazze Albertelli e
della Libertà. |
| Oggi tale torre non esiste più: al suo posto c'è un fabbricato la cui
costruzione, nel Seicento, ha determinato l'atterramento della cortina
compresa fra essa e la torre d'ingresso. |
| Quest'ultima è a pianta quadrata ed è provvista di un solo fornice,
che era dunque carraio e pedonale al tempo stesso. |
| La sicurezza della porta era garantita da un ponte levatoio manovrato
da due bolzoni con catene: ancora oggi è possibile vedere i canali di
scorrimento dei bolzoni. |
| La difesa dell'accesso era integrata da una serie di piombatoi
intercalati da beccatelli, su cui si innestava un apprestamento sommitale
in aggetto, originariamente coronato da merli, ora inglobati nella
volumetria murata, coperta a capanna. |
| La fortezza era circondata da un fossato, che è stato riempito. |
| Sia le cortine che le altre torri superstiti hanno subito notevoli
manomissioni con la chiusura degli spazi intermerlari e la successiva
copertura per ricavarne abitazioni e con la mutilazione dei beccatelli per
aprire finestre. |
| Anche la corte, in cui c'era la chiesa e che costituiva un punto di
riferimento per gli abitanti a causa della presenza della strada pubblica,
del pozzo pubblico e della piazza, è oggi in condizioni di notevole
degrado. |
| Facciamo dunque nostro, confidando nella più volte dimostrata
sensibilità dei cittadini verso le proprie tradizioni storiche, l'appello
di M. Mauro volto al recupero di questo bene culturale "unico dal punto di
vista tipologico ed architettonico in buona parte dell'Italia centrale".
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CHIESA DI S. ANDREA APOSTOLO |
| Contemporaneamente alla costruzione del castello, il conte Francesco
Ferretti fece innalzare, nella piazzetta interna, una cappella dedicata a
S. Andrea Apostolo. |
| La chiesa venne successivamente dichiarata parrocchiale ed il diritto
di nomina del pievano era riservato ai conti Ferretti ed ai loro
discendenti maschi. |
| Nel 1629 la chiesa fu riedificata dalle fondamenta ed ampliata a spese
dei Ferretti ed in questa forma si conservò fino al 1869, quando venne
costruita la nuova chiesa fuori dalle mura del castello utilizzando in
parte il materiale proveniente da quella più antica. |
| Alla costruzione, sempre dedicata a S. Andrea, partecipò con grande
slancio tutta la popolazione di Castelferretti. |
| La chiesa è a una sola navata, ampia e luminosa, con volta a botte e a
vela nelle finestre. |
| Rimasta spoglia e disadorna per alcuni anni, dal 1911 al 1926 vennero
effettuati nuovi lavori, per iniziativa del parroco mons. Mariano Montali,
tra cui la decorazione degli interni eseguita dai fratelli Bedini di Ostra
che realizzarono, tra l'altro, una notevole Madonna nel cielo
dell'abside e più in basso due riproduzioni di dipinti delle basiliche
romane, la Moltiplicazione dei pani e dei pesci e la Guarigione
del cieco di Gerico; lungo la navata sono illustrati alcuni episodi
della vita dei diaconi S. Stefano (parte sinistra) e S. Lorenzo (parte
destra), sempre ripresi da dipinti delle basiliche romane. |
| Una pregievole opera di Godeardo Bonarelli (1806-1895), raffigurante
S. Antonio Abate, è situata sul primo altare di sinistra rispetto
all'entrata. |
| Nel 1962 vennero eseguiti importanti lavori di restauro, completati
nel 1969, che interessarono anche l'organo settecentesco, di fattura
callidiana. |
| Nel 1964 il pittore Mario Pesarini, autore di una tela rappresentante
S. Giuseppe falegname con Gesù fanciullo, posta sul primo altare di
destra rispetto all'entrata, ha ritoccato gli affreschi. |
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FATTORIA DONNINELLI |
| Posta ai piedi di Monte Domini, risale al Seicento. |
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CHIESA DI S. MARIA DELLA MISERICORDIA |
| Posta presso il cimitero di Castelferretti, la chiesa risale, nella
sua primitiva struttura più bassa di quella attuale, agli inizi del
Quattrocento, quando si diffuse il culto per la Madonna della Misericordia
in seguito alle epidemie di peste. |
| La chiesa è di notevole importanza, oltre che dal punto di vista
storico, anche da quello artistico per la presenza di un pregevole ciclo
di affreschi, risalenti alla metà circa del XV secolo ed attribuiti ad
artisti di scuola umbro-marchigiana. |
| Come ha rilevato G. Donnini, queste opere rappresentano una rara
testimonianza del clima estetico circolante in quell'epoca in area
anconetana. |
| Particolarmente interessante è la figura della Madonna della
Misericordia che grandeggia sui fedeli inginocchiati ed adoranti e li
ricopre pietosamente, secondo la tradizionale iconografia, con il suo
mantello. |
| Il dipinto, pur nell'impostazione rigidamente frontale e nella fissità
iconica dello sguardo, rivela la mano di un pittore dotato di acuto
spirito naturalistico e di notevole abilità tecnica. |
| Il prof. Pietro Zampetti (Pittura nelle Marche, Firenze, 1988)
avanza l'ipotesi che gli affreschi non siano tutti della stessa mano e che
la Madonna della Misericordia "con quegli angeli attorno che richiamano
addirittura Carlo da Camerino" possa risalire ai primi decenni del
Quattrocento. |
| Gli affreschi vennero probabilmente intonacati durante i lavori di
restauro del 1610 e così rimasero per circa tre secoli. |
| La loro riscoperta avvenne in occasione di lavori fatti eseguire dalla
famiglia Ferretti per restaurare l'ormai pericolante chiesa e per
sistemare al suo interno le tombe di famiglia. |
| Gli affreschi vennero restaurati negli anni 1938-1940 da Dante de
Carolis e Mario Pesarini; ulteriori lavori vennero promossi dal duca
Roberto Ferretti: alcuni affreschi vennero anche distaccati dalle pareti e
restaurati a cura della allora Sovrintendenza alle Belle Arti per le
Marche di Urbino che li ricollocò nella chiesa nel 1969. |
| Nonostante i ripetuti interventi, lo stato di conservazione degli
affreschi è piuttosto precario. |
| Tra breve, utilizzando un contributo della Regione Marche, saranno
intraprese opere di consolidamento dell'edificio, di canalizzazione delle
acque piovane e di restauro degli affreschi. |
| Tra l'Amministrazione comunale e la famiglia Ferretti è intervenuto un
accordo secondo il quale, a lavori ultimati, la cappella sarà resa
accessibile al pubblico. |
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VILLA DI MONTEDOMINI |
| Non è nota la data esatta della costruzione ma quasi certamente essa
risale ai primi del Cinquecento a giudicare dalla vera da pozzo, ancora
oggi presente nel cortile, che porta incisa la data 1505; è accertato che
l'edificio subì lavori di restauro nel XVII secolo. |
| La villa, affiancata da due case destinate alla servitù e al ricovero
di merci ed attrezzi di lavoro, fu utilizzata dalla famiglia Ferretti come
residenza estiva. |
| Nel suo interno sono presenti ampie camere e vaste sale:
particolarmente interessante è il salone dei ricevimenti, illuminato da
aperture triangolari poste all'altezza del soffitto, al centro del quale
domina lo stemma dei Ferretti-Ricotti. |
| Rimasta in proprietà dei Ferretti fino ai primi dell'Ottocento, la
villa è passata in questi ultimi cento anni per le mani di molti
proprietari. |
| La villa è oggi in grave stato di degrado: l'interessamento al
problema del suo recupero da parte del Comune di Falconara, delle
associazioni culturali, dei cittadini lasciano tuttavia sperare che venga
presto impostato un programma di interventi. |
| Con un contributo della Provincia di Ancona è stato già realizzato, da
un gruppo di architetti falconaresi, un progetto di recupero che prevede
il riassestamento statico dell'edificio in attesa di definirne
l'utilizzazione. |
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SEDE DEL CORPO BANDISTICO |
| L'edificio è stato costruito nel 1913. |
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