Il quarto maniero è Castelferretti sul cui territorio la famiglia Ferretti ha esercitato la propria signoria dal Due al Settecento inoltrato.
Dove
Indirizzo: Piazza della Libertà
Modalità di Accesso
Il Castello di Castelferretti è dotato di un percorso accessibile alle persone con disabilità motoria, all’interno del castello, il cortile e le parti accessibili delle sale presentano pavimentazioni regolari e nessuna barriera significativa, rendendo possibile la fruizione delle mostre, degli spazi culturali e delle rappresentazioni in programma.
Ulteriori informazioni
Fu Francesco Ferretti, discendente dei condottieri tedeschi, a chiedere ed ottenere dal vicario, nel 1384, il permesso di trasformare in castello un’antica torre di guardia. La costruzione, ultimata già nel 1397, esercitava una funzione difensiva e accoglieva tra le sue mura i contadini e gli artigiani della zona. Il castello mostra tuttora una mole quadrata con mura a controscarpa, mentre la vecchia torre è affiancata da altre tre: è un vero e proprio castello con merlature, ponte levatoio, cortile interno, chiesa e forno. La costruzione del castello, intorno al quale si è poi sviluppato il primo nucleo urbano, risale al 1397 ed è legata alla famiglia Ferretti che, a partire dalla originaria Ferrette, da cui presero il nome, si era impossessata dell’intera zona sin dal Duecento. Nel 1384 Francesco Ferretti, discendente di uomini d’arme originari della Alsazia, chiede al vicario generale della Marca Anconitana, Andrea Bontempi, di trasformare una torre di guardia già esistente nella “piana dei ronchi” tra Falconara e Chiaravalle – cioè un’area roncata, disboscata per essere assoggettata a produzione agricola – in un luogo fortificato capace di contenere armati e vettovaglie. La torre aveva avuto fino a quel momento la funzione di sorvegliare per lo più i confini segnati dal fiume Esino, soggetto a frequenti inondazioni, motivo di attriti continui tra Jesini e Anconitani. L’edificazione di un castello è divenuta infatti necessaria probabilmente per difendere i territori e i contadini dalle scorrerie delle armate angioine che proprio in quegli anni dilagano nella lotta tra Urbano VI e l’antipapa avignonese Clemente VII. In questo periodo vengono infatti ristrutturate anche le altre rocche del circondario, quelle di Bolignano, del Cassero e di Fiumesino. Al completamento della costruzione, nel 1397, Francesco Ferretti venne nominato da Bonifacio IX conte di Castelfrancesco, la contea che si estende dal fiume Esino sino ai confini con Ancona in una pianura fertile in parte recuperata dal letto del fiume, di cui era stato deviato il corso parzialmente. Tale riconoscimento del feudo ai Ferretti, famiglia appartenente alla nobiltà di Ancona, incrinò ulteriormente le relazioni tra Anconetani e Jesini, fra i quali la disputa territoriale per il possesso delle terre al di qua e al di là dell’Esino si chiuderà solo nei primi decenni del XVI secolo. Il fortilizio è di forma quadrata, circondato da un fosso, e consta di quattro torri legate da un “corridore” merlato; l’accesso è tramite ponte levatoio che dà sul cortile, dove furono costruiti una chiesa, un forno e dei magazzini usati per ricoverare i raccolti. L’area, “paludosa e selvata”, era infatti stata messa a coltura da maestranze immigrate dall’Albania durante l’esodo frequente dovuto alla pressione turca sull’area balcanica. A maestranze albanesi viene affidato anche il restauro, voluto nel 1584 da Vincenzo Ferretti, della chiesa di Santa Maria della Misericordia, fuori del paese, i cui affreschi rappresentano un’importante testimonianza delle decimazioni e della grande paura che si ebbero durante la peste trecentesca. La Madonna protegge infatti sotto il suo mantello le popolazioni locali dal contagio. La fertilità dei terreni consente un notevole incremento demografico di Castelfrancesco nel XVI e XVII secolo, quando si contano solo cinquecento abitanti distribuiti su un territorio di circa milletrecento ettari. In questo periodo vengono intrapresi dal capitano Francesco Ferretti l’ampliamento della rocca, la costruzione di un “casino” nel borgo, con logge e giardino, l’edificazione della chiesa di S. Stefano e il completamento della villa di Monte Domini utilizzata come residenza estiva. I Ferretti riescono a conservare il controllo feudale sul castello contro i tentativi di Ancona di considerarlo parte del proprio territorio che si succedono fino al 1760, quando la disputa viene risolta a favore della famiglia. Pochi anni dopo, però, nel 1797-99, con l’invasione francese, l’obbligo di provvedere alle spese di occupazione costringe i Ferretti a ipotecare il castello finché, nel 1817, con la Restaurazione, essi perdono ogni diritto feudale sul paese, dopo cinque secoli di dominio
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