Vetusta e ricca di fascino, è ben conservata Rocca Priora, nota fin dall’Alto Medioevo come “Rocca di Fiumesino”.
Dove
Indirizzo: Via Clementina, 2
Orari
Apertura su appuntamento telefonico
Modalità di Accesso
E’ disponibile l’accesso per i disabili
Ulteriori informazioni
Secondo uno storico, fu fatta costruire alla foce del fiume Esino, sulla riva sinistra, per difendere i confini di Falconara dagli attacchi di Ancona. Importante monumento, la sua storia si intreccia con quella di numerosi personaggi: nel 1382 cadde nelle mani di Luigi d’Angiò, mentre secoli dopo, per l’esattezza il 29 aprile 1815, ospitò Gioacchino Murat poco prima della disfatta di Tolentino. Era nota nel Medioevo come la Rocca di Fiumesino. Forse originariamente di proprietà jesina, sarebbe stata acquistata dagli Anconetani nel XIII secolo; nella Descriptio Marchiae del 1356 risulta infatti fra i castelli di Ancona. Fu occupata nel 1382 da Luigi d’Angiò, è poi restaurata dagli Anconetani. Qui viene stipulato nel 1446 l’armistizio tra Ancona e il cardinale Scarampi e nel 1516 è assegnata in via definitiva da Leone X al Comune di Ancona, che si attivò per bonificare e mettere a coltura le terre circostanti, le cui rendite furono destinate nel 1547 a beneficio del locale Monte di Pietà. Nel XVIII secolo, per favorire una ripresa dalla crisi economica, la rocca è messa all’asta per essere concessa in enfiteusi e assegnata a Francesco Trionfi (1706-1772), un facoltoso mercante di Ancona che investì importanti somme per sviluppare la rendita agricola, modificando l’assetto militare originario in quello di una residenza signorile. Nel 1757 Francesco Trionfi riceve da Benedetto XIV il titolo di marchese di Rocca Priora. Nel 1826 Bonizio Trionfi, che l’aveva riscattata negli anni del Regno d’Italia, è costretto, a causa dell’impossibilità di pagare i canoni arretrati richiesti dal governo pontificio, a cedere l’intera proprietà per 56.000 scudi alla Camera Apostolica, che la adibisce a lazzaretto. Qui trascorre la notte, il 29 aprile 1815, Gioacchino Murat, prima della sconfitta nella battaglia di Tolentino, che pose fine alle sue ambizioni di unificare e controllare la penisola italiana. Nel 1828 la Rocca è nuovamente concessa in enfiteusi al nobile Gabriele Brancadori di Roma e successivamente passa di proprietà dei Boncompagni-Ludovisi e, attraverso diversi passaggi, è entrata nel 1947 nella disponibilità della famiglia Baldoni. L’edificio, in buone condizioni, è costituito dal mastio che sorgeva su lato posteriore, corredato di due torri; al centro un quarto torrione difena il ponte levatoio. Quando fu trasformato in residenza signorile dai Trionfi nella seconda metà del Settecento, venne inserito tra le torri un edificio di quattro piani e furono ricavate quattro sale sovrapposte nel mastio grazie all’innalzamento della torre di nord-ovest alla stessa altezza del mastio. La parte anteriore fu decorata con un portale che ricorda lo stile del lazzaretto vanvitelliano di Ancona, probabilmente progettato da suoi allievi locali, e fu poi restaurato dall’architetto Francesco Maria Ciaraffoni. Sulla costa interna sorge la cappella della Natività di Maria Vergine, con all’interno le sculture di due membri della famiglia Trionfi, il beato Agostino e San Bonizio. La tela sull’altare della Madonna con bambino è di Gian Antonio Lazzarini, architetto e pittore pesarese.
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